Corso di scacchi, lezione 2: la notazione algebrica

In questa lezione imparerete a comprendere la notazione algebrica con la quale vengono trascritte le partite di scacchi.

Andrea Pastore 06/09/2015 2

La notazione algebrica è il modo in cui vengono trascritte le partite a scacchi. Ogni casa della scacchiera è identificata con un nome univoco, costituito da una lettera e un numero come si può vedere nell'immagine sottostante.
Per ogni mossa viene riportato il numero della mossa, la mossa del bianco e la risposta del nero.
I pezzi sono chiamati con il l'iniziale maiuscola del loro nome, quindi abbiamo C per indicare il cavallo, A per l'alfiere, T per la torre, D per la donna e R per il re. Per indicare il movimento dei pedoni si indica solo la casa di destinazione, ad esempio la scritta:
1. e4 e5
significa che alla prima mossa il bianco ha mosso il pedone di re in e4 e il nero ha risposto muovendo il suo pedone di re in e5.
Per indicare che un pezzo ne ha catturato un altro si usa la x: se è un pedone ad effettuare la cattura si scrive la colonna di partenza del pedone seguita dalla x e poi dalla casa di destinazione. Quindi la notazione:

4. Cxd4 significa che alla quarta mossa il cavallo bianco mangia in d4,
mentre quest'altra:
4. cxd4 significa che un pedone partendo da c ha mangiato in d4

La notazione prevede anche l'uso di caratteri speciali per fare dei commenti:
! indica una buona mossa
!! indica una mossa eccellente
? indica un errore
?? indica un errore grave
!? buona mossa ma non la migliore
?! mossa dubbia, ma non necessariamente sbagliata
+- il bianco sta vincendo
-+ il nero sta vincendo
+ scacco
# scacco matto

Vediamo ora uno stralcio di partita commentato con la notazione algebrica:
 
1. e4 c5      il bianco apre muovendo il pedone di re di due caselle e il nero risponde allo stesso modo
2. Cf3 d6      il bianco muove il cavallo in f3, il nero muove il pedone di donna di una casella
3. d4 cxd4    il bianco muove il pedone di donna in d4 ed il nero lo mangia con il pedone in c5
4. Cxd4 Cf6 il bianco mangia il pedone nero in d4 e il nero porta il cavallo in f6
5. Cc3 g6     il bianco muove il cavallo in c3 e il nero porta il g7 in g6
ed ecco come si presenta la scacchiera dopo le mosse descritte:

Potrebbero interessarti anche...

Andrea Pastore 06/09/2015

Corso di scacchi, lezione 7: il tempo

Negli scacchi oltre ai pezzi c'è una risorsa su cui forse ci si sofferma di meno, ma non meno importante: il tempo. Nei tornei bisogna confrontarsi sia col tempo reale a disposizione (i giocatori hanno un tempo complessivo per le proprie mosse, se un giocatore esaurisce il tempo a sua disposizione perde la partita), sia col tempo di gioco scandito dalle mosse.  Ogni piano ha bisogno di un certo numero di mosse per essere realizzato, nel prepararlo bisogna domandarsi questo tempo non sia eccessivo e soprattutto bisogna chiedersi quali sono le intenzioni del nostro avversario e di  quanto tempo ha bisogno per attuare il suo piano.
All'inizio della partita il bianco ha un piccolo vantaggio, perché muove per primo: il nero reagisce alle sue mosse, e se il bianco non perde questo vantaggio facendo una mossa inutile (in tal caso si dice che perde un tempo. Ad alti livelli può essere un errore fatale, che può essere pagato con la sconfitta) avrà qualche possibilità in più di vincere la gara (man mano che prosegue, però, questo vantaggio si assottiglia fino a scomparire).
Essere in vantaggio di una mossa può essere determinante in una partita a scacchi, per questo motivo i gambetti sono così popolari: si concede un piccolo vantaggio materiale in cambio di una mossa di vantaggio, che chiaramente andrà valorizzata.

Leggi tutto

Andrea Pastore 06/09/2015

Corso di scacchi, lezione 3: le aperture

Per apertura si intende la prima fase di una partita a scacchi. In questa fase fondamentale i giocatori devono sviluppare i propri pezzi in vista dello scontro vero e proprio, che è definito mediogioco. L La parte più importante della scacchiera è il centro, ed è buona norma muovere i pezzi in modo che attacchino le case centrali e contemporaneamente difendano i propri.
Tra le prime mosse bisogna sempre inserire quelle che muovono i pedoni centrali, nell'ottica di controllare il centro e di liberare le diagonali degli alfieri. È buona norma sviluppare rapidamente anche i pezzi leggeri (alfiere e cavallo), mentre i pezzi pesanti (torre e donna) nella prima fase della partita non devono essere mossi. L'immagine a fianco spiega bene il motivo: il giocatore bianco dopo aver giocato e4 ha mosso subito la regina, il nero ha risposto subito con Cf6 minacciando la donna e sviluppando un pezzo, mentre il bianco sarà costretto a muovere nuovamente la regina, perdendo un turno.
Nella lunga storia degli scacchi i più grandi giocatori di ogni epoca hanno studiato le aperture, che spesso prendono il nome del primo giocatore che le ha giocate o del luogo dove sono state giocate (ad esempio la difesa siciliana o la partita spagnola); al giorno d'oggi si può dire che sono state tutte analizzate, ma è ovviamente fondamentale conoscerle per raggiungere un buon livello di gioco. Le aperture sono state classificate in diversi tipi:

  • Partita: apertura in cui il sistema di gioco viene impostato dal bianco (es: partita spagnola).
  • Difesa: apertura in cui il sistema di gioco viene impostato dal nero; si verifica quando il nero decide di non rispondere simmetricamente alla mossa del bianco ( ad esempio gioca c4 in risposta a e4, entrando nello schema della difesa siciliana).
  • Gambetto: apertura in cui uno dei giocatori permette la cattura di un proprio pedone senza che questo possa essere ripreso immediatamente ma con la prospettiva di guadagnare tempo (sviluppando un altro pezzo mentre l'avversario mangia il pedone) e sferrare il primo attacco al re nemico. Tra i gambetti più popolari ci sono il gambetto di donna e il gambetto di re.
  • Controgambetto: apertura in cui uno dei giocatori gioca un gambetto in risposta a un gambetto dell'avversario. Un esempio è il controgambetto Falkbeer, giocato dal nero in risposta al gambetto di re.
Leggi tutto

Andrea Pastore 06/09/2015

Corso di scacchi, lezione 6: il finale

Il finale è la parte conclusiva di una partita a scacchi. Non è ben definito quando finisce il mediogioco e inizi il finale, si fa riferimento a quest'ultimo quando i pezzi in campo sono molto pochi.
La principale differenza con il mediogioco è che, mentre in quest'ultimo il re deve essere tenuto al riparo dagli attacchi degli altri pezzi, in quest'ultima fase svolge un ruolo attivo, vicino alla zona in cui si svolge la battaglia in modo da poter difendere egli stesso un pezzo. Anche la lotta per la promozione dei pedoni è una caratteristica di questa fase, dato che essendo rimasti in pochi è molto probabile che siano passati (ovvero non hanno pedoni nemici sulla stessa colonna o in quelle adiacenti).

Leggi tutto

Lascia un commento

mirella

** 16/05/2020
Rispondi
mirella

** 16/05/2020
Rispondi

Cerca...